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Sognare è un po come progettare

Aggiornato il: giu 28

Chi di noi non ha mai avuto un sogno!?

Una elegante casa al mare ad esempio, dove magari trascorrere buona parte dell'estate e poter godere dell'ombra degli alberi in giardino, il fresco della sera e cenare in veranda con gli amici!

Un desiderio apparentemente irraggiungibile, che spesso si è limitato a rimanere tale, sopraffatto dalla paura di non avere i mezzi o gli strumenti per trasformarlo in realtà.

Per noi architetti, il verbo "sognare" diventa sinonimo del verbo "progettare", poichè entrambi i termini guardano al futuro con speranza e ottimismo, presupponendo l'azione di proiettare in avanti il desiderio di realizzare qualcosa di concreto.

Il sogno è nell'accezione delle cose e dei fatti, proprio di chi desidera qualcosa, mentre il progetto è lo strumento dell'architetto che consente al suo cliente di realizzare il desiderio.

Quando avviene l'incontro tra il committente e l'architetto, questi due termini entrano in relazione, facendo interagire i due soggetti che a questo punto però, debbono potersi esprimere con un linguaggio comprensibile ed oggettivo per entrambi.

È qui che entra in gioco il "disegno dell'architettura" nelle sue ormai varie sfumature e declinazioni.

Spesso, i disegni che fino a qualche anno fa venivano faticosamente prodotti sui rotoli di carta lucida, dopo ore di lavoro sui tavoli da disegno, non erano sufficienti a far comprendere fino in fondo (nel migliore dei casi) l'idea progettuale dell'architetto.

La persona che si rivolgeva al progettista per commissionargli il progetto per la propria casa, si trovava di fronte a due probabili situazioni.

Nel migliore dei casi, se era in grado di comprendere il linguaggio del disegno tecnico, sforzandosi di leggere nelle piante e nelle sezioni e magari nelle assonometrie o nelle prospettive, doveva solo fare un ultimo sforzo di immaginazione e provare a vedere come nel futuro quei disegni sarebbero diventati realtà. L'architetto, che oltre ad usare il tecnigrafo, sapeva anche usare bene le matite colorate, poteva aiutare ulteriormente il suo cliente a vedere in anteprima il suo sogno realizzarsi, attraverso l'uso del colore e degli effetti chiaroscurali. In questo caso il sogno ed il progetto tendevano ad incontrarsi nell'interpretazione della visione attraverso un grande sforzo che entrambi i soggetti dovevano compiere.

Nel secondo caso però, al committente che non era in grado di comprendere gli elaborati grafici, (che possibilmente si rivolgeva ad un architetto che si limitava al solo uso del tecnigrafo) non rimaneva altro che affidarsi totalmente al professionista, confidando nelle sue decantate capacità, attestate da pregresse opere e sperando di ottenere un buon progetto per una bella e funzionale casa.

Fortunatamente però, la tecnologia già da qualche anno è venuta incontro ai sogni delle persone consentendo loro di poter "vedere" in anteprima la propria casa dei sogni.

Per far ciò, gli architetti ricorrono a software di progettazione architettonica che consentono di ottenere dai più semplici ed elementari modelli tridimensionali del progetto, in grado di comunicare a grandi linee come sarà 'l'edificio una volta ultimato, ai molto più raffinati ed esaustivi virtual rendering, o immagini fotorealistiche della casa realizzata.

Attraverso questi strumenti, si può esprimere la propria visione progettuale in modo inequivocabile così da consentire al cliente la condivisione oggettiva del progetto.

Ovviamente, come spesso accade facendo uso della tecnologia, non bisogna cadere nell'errore di dare valore alla sola accuratezza delle immagini, ma cercare piuttosto di esprimere un giudizio critico e obiettivo sulla base di una visione del tutto reale del progetto.

Il virtual rendering sta al progetto come il cinema sta al racconto di una storia!

L'immagine fotorealistica ed il film costituiscono gli strumenti utili e indispensabili per far si che l'utente finale possa comprendere ciò che l'architetto e il regista vogliono raccontare.

Proprio come nel mondo del cinema, anche nel mondo degli architetti possiamo trovare progetti che puntano al sensazionalismo! Così come una certa produzione cinematografica è dedita al cinema ricco di effetti speciali, anche tra gli architetti si trova chi intende puntare sul magnetismo di certi rendering. Chiaramente sarà il gusto del cliente, così come quello dello spettatore a decidere che tipo di prodotto acquistare.

Poichè il rendering fotorealistico si "acquista" come espressione del progetto che si sta commissionando al professionista ed il suo costo è molto più esoso di un biglietto del cinema, il cliente si aspetta che tra la visione del progetto e il risultato finale dei lavori, ci sia una corrispondenza. come nel caso delle immagini che seguono.

La fase complementare al progetto e alla realizzazione delle immagini fotorealistiche, riguarderà la scelta dei materiali di finitura che identificheranno il carattere della casa.

Questi potranno essere accuratamente selezionati all'interno di un vero e proprio "campionario" e quindi essere toccati con mano per poter ulteriormente affinare la percezione visiva e tattile. Il contatto visivo ravvicinato rassicura e facilita la scelta da parte del committente.

Ogni studio di architettura dovrebbe avere al suo interno una "materioteca" quanto più ricca e vasta possibile, per potere aiutare i propri clienti ad affrontare la fase di scelta delle finiture, confrontando nello stesso contesto le opzioni con il progetto e le immagini dei rendering.

La scelta dei materiali selezionati tra diverse opzioni, si traduce nel "moodboard", ovvero in una tavolozza in cui si accostano le finiture scelte che costituiranno l'immagine coordinata degli interni della casa e che ne definiranno il carattere.

L'immagine di apertura di questo post si riferisce ad un progetto di residenza estiva per una famiglia di quattro persone che "sogna" di avere una villa con piscina, in mezzo alla natura e di fronte al mare. Se desiderate vedere il progetto completo, cliccate qui.









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